venerdì 4 ottobre 2013

L'era del cinghiale bianco

La mancanza di identità della generazione nata negli anni novanta e dintorni.



Vorrei permettermi una critica alla nostra generazione e a quelle a noi vicine.
Sembra piuttosto strano ma è come se l'arte, la musica, la televisione, il cinema, l'architettura, la moda e tutta la cultura contemporanea non riesca ad evolversi.
Sembriamo appartenere ad una generazione immobile.
Le altre generazioni sono rimaste per così dire indietro. Memori degli stili passati e ormai trascorsi da decenni. Quindi in attesa che le generazioni nate nel 80 e 90 apportino il cambiamento.
Forse il cambiamento, invisibile agli occhi, come un fantasma, inizia a percepirsi nell'aria.
Ma non si riesce proprio a vedere.
Le tendenze che muovono il mondo esistono e riesumano movimenti vecchi e in crisi.
Indecifrabili e piene di contraddizioni.
Prendiamo l'ecologismo. La tendenza alla cultura green. Dal biologico, passando per lo slow food, andando a finire con l'ecosostenibilità.
I vegetariani.
Gli hipster: Tutti coloro che fanno dell'anticonformismo uno stile di vita.
http://it.wikipedia.org/wiki/Hipster
Magari è vero che oggi addirittura si è arrivati a vestirsi e quindi sembrare anticonformisti, quando in realtà non lo si è. Anzi lo si fà per conformismo. Per moda. Una semplice tendenza.
Una bici da corsa, un baffo, una maglietta di stoffa sottile, altri abiti di tendenza e poi?
Niente. Zero cultura.


Gli harleysti contemporanei? Tutta etichetta. Trentenni o quarantenni che usciti dall'ufficio o dallo studio medico fanno finta di essere "fuorilegge". Rombeggiando ovunque con quelle costosissime Harley. O se si tratta più giovani, figli di papà che recitano la parte dei reietti.
I tatuaggi. Sempre più liberi; ma sempre più senza un significato. Solo una moda.
Finta ricercatezza, finta ribellione, finta personalità.
Tutte idee vecchie con seguaci giovani e in conflitto di interessi.
Riesumare il passato con tanta malinconia per cose che a noi non ci appartengono non risolverà le cose.
Anzi categorizza le idee in schemi di minoranze.
Il problema grosso di oggi è che noi giovani siamo dei disadattati.
Privi di ogni riferimento.
Privi di un'identità generazionale.
Ci appartiene giusto la tecnologia, o meglio la confidenza con essa.
Non sapremmo mai ribellarci. A cosa poi?
(Il problema non è la ricerca della libertà. Ma quando la si trova bisogna sapere cosa farsene.)
Quando c'è l'iphone a portata di mano, un pasto caldo, facebook e altre distrazioni. Questo basta a rendere immobile un'intera generazione.
A cancellare la creatività;
La nascita di nuovi personali ideali, pensieri. Una condivisione reale e non virtuale.
Un generazione disinteressata alla vita.
Disposta a studiare per anni senza ragione, né scopo.
Senza chiarezza, ma pieni di speranza come tutti i giovani.
Anche se volessimo realizzare qualcosa, sembra che ci venga da tutti reso impossibile.
O magari possibile.
Ma chi è disposto oggi, col mondo che gira sempre più veloce, ad aspettare un decennio per realizzare un'idea? Magari quell'idea sarebbe andata bene oggi, ma inizi a vedere i frutti dopo 5 o 7 anni. E passato tutto questo tempo è probabile che non vada più bene perché il mondo è cambiato.
Sempre se non fallisci prima. Il che è altamente probabile.
Non siamo amanti del rischio.
Quindi ci rifugiamo nel falso mito che le cose andranno meglio. Anche senza il nostro supporto.
Niente di nuovo all'orizzonte. La fine dell'innovazione culturale forse ci dice che a breve arriverà quel cambiamento tanto atteso. Nuovi correnti. Finalmente la nostra generazione, forse, troverà un'identità.
E verrà  l'era del cinghiale bianco.

A seguire dei videoclip tra i più insulsi e privi di personalità.
Da qui ho preso atto della "gravità della situazione".
La cultura popolare è un grande specchio.










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