venerdì 11 ottobre 2013

Alice Munro

Assegnato alla scrittrice canadese Alice Munro il premio Nobel per la Letteratura.

Ian Willms per The New York Times
Alice Munro vicino al suo bungalow a Clinton, Ontario

mercoledì 9 ottobre 2013

Come riuscire a non perdere la concentrazione


I consigli per rimanere concentrati.



Perdere la concentrazione.
Tipico di chi lavora in ufficio o segue lezioni a scuola o all'università.
Di chi è la colpa?
Delle tante distrazioni.
Ecco come fare a mantenere alta la concentrazione.
Ma prima...
Come mai è tanto difficile riuscire a concentrarsi?
Il nostro cervello non ci aiuta. Anzi. La sua natura è astrattiva.


La mente umana è portata a divagare. La testa ci porta a viaggiare tra mille pensieri.
Tende a farci distrarre. Due ricercatori di Harvard hanno recentemente dimostrato che trascorriamo il 46,7% delle nostre giornate tra le nuvole. Pensiamo a tutto ciò di cui non dobbiamo effettivamente occuparci. Si chiama mind-wandering.

Per concentrarsi bisogna orientare i neuroni della corteccia prefrontale su una cosa soltanto.
Quindi bisogna ignorare tutto quello che abbiamo intorno e che ci fa distrarre.
C'è da dire però che distrarci ci fa bene.
Il nostro essere assorti aiuta la mente a comporre idee.
D'altro canto essere troppo concentrati o astrarci ci porterebbe a non avvertire più i pericoli dell'ambiente che ci circonda.
La vigilanza tende a calare. I nostri progenitori erano molto più attenti ai pericoli.
La concentrazione è un'abilità acquisita.

COME RESTARE CONCENTRATI



Prima di iniziare un'attività bisogna soddisfare i bisogni fisiologici:
la fame, la sete, andare in bagno, ecc...
Altrimenti verremmo distratti durante la nostra attività, perdendo la nostra attenzione.
La stessa aspettativa di distrazione peggiora le nostre attività.
Fare solo una cosa.
Non si può prestare attenzione a più cose, se non a discapito della qualità del risultato delle stesse.
Si possono fare due compiti se uno dei due non  richiede elaborazione cognitiva.
Ascoltare e prendere appunti ad esempio. Ma non possiamo leggere ascoltando un discorso.
Meditare. 
Meditare aiuta a concentrarsi, è dimostrato. Chi fa esercizi di meditazione modifica le onde alfa nella corteccia.
Prendersi una pausa.
Non si deve esagerare a sforzare il cervello, al primo segno di cedimento meglio fare una pausa.
Mentre si ci rilassa, il cervello lavora.
Mentre si fantastica l'ippocampo fissa le informazioni recenti.
Mindfulness-Based cognitive therapy.
Terapia MBCT basata su metodi della psicoterapia cognitivo-comportamentale.
Aiuta ad aumentare la consapevolezza dell'esperienza presente. Per diminuire la tendenza a divagare.
Fissare un obbiettivo.
Non si può fare qualcosa senza una forte motivazione che ci spinga a farla.
Bisogna fissare un obiettivo. Trovare interesse perché questo riuscirà a farci dare il massimo.
Tabella di marcia.
Fare una lista di cose da fare ci può aiutare tanto.
In base ai propri tempi. Bisogna sempre rispettare se stessi. Come si è fatti.
Ricompensarsi. 
Prefissare una soddisfazione ci aiuta. Anche molto.
Stimola il rilascio di dopamina.
Creare un ambiente di lavoro adatto.
Diventa difficile concentrarsi nel caos. Ogni distrazione spezza la concentrazione. Ogni avviso del cellulare, della mail, un ingresso di qualcuno nella stanza.
Si consiglia di isolarsi.
Tavolo verso il muro. Porte e finestre chiuse. Fare ordine sulla scrivania.

Ogni 120 secondi c'è una distrazione.
Cellulari, e-mail, un avviso su facebook o un tweet condiviso.
Quella di oggi è la generazione più distratta.
Teenager e non solo.
In ufficio ogni 10 minuti si passa da un compito ad un altro. Troppo in fretta a quanto pare.
Per quanto riguarda il multitasking esiste un limite biologico.
Secondo due importanti ricerche le distrazioni, o meglio interruzioni, influiscono circa il 20% sul nostro lavoro.
Ovvero perdiamo tempo, tendiamo a sbagliare e ne paghiamo le conseguenze impiegando ancora più tempo.
Chi possiede uno smartphone lo controlla circa 150 volte al giorno.
L'ansia da controllo è definita "rinforzo ad intervallo variabile": non sappiamo quando arriverà un messaggio o un e-mail, quindi verifichiamo in continuazione.
Esiste un dispositivo in grado di aiutarci. Si chiama Melon.
Si tratta di un paio di cuffie che tramite sensori interni effettuano una encefalografia e trasmettono i dati allo smartphone. Melon monitora l'attività della corteccia prefrontale con una accuratezza del 90%.
I dati raccolti vengono integrati con informazioni inserite dall'utente nell'app.
Si può così costruire un database della nostra attenzione e delle nostre attività.
Ad esempio il tipo di musica che si ascolta, l'attività che si svolge, e molto altro.



via | Focus

sabato 5 ottobre 2013

Velocità


Velocità: penso alle automobili, allo sviluppo, al progresso, alla globalizzazione, agli aerei.
In "Lezioni Americane" Italo Calvino parla di Festina Lente, antica massima latina. Il significato è Affrettati lentamente. Punto di giuntura tra velocità e lentezza che ha vissuto una serie di rappresentazioni:

La tartaruga con la vela, emblema di Cosimo De' Medici

La simmetria del granchio e la farfalla - dalla raccolta di emblemi cinquecenteschi di Paolo Giovio

Il delfino intorno all'ancora, raffigurato dall'editore umanista Aldo Manuzio su ogni frontespizio

I correlati di velocità sono tanti. Per associazione libera di idee penso alla scorrevolezza. 
La scorrevolezza di un film, di un libro. Di conseguenza penso alle scale mobili. Ai centri commerciali. 
Alla gente, al brulichio. Al centro di Roma il sabato pomeriggio. 
Mi chiedo, dove vogliamo andare? Da cosa stiamo scappando? Oppure, cosa stiamo rincorrendo? 
Forse corriamo per dimenticare. 

Penso ai futuristi. 

"E noi, come giovani leoni, inseguivamo la Morte, dal pelame nero maculato di pallide croci, che correva via pel vasto cielo violaceo, vivo e palpitante."

Questo scriveva Marinetti nel Manifesto del futurismo. Uno sprezzante inseguimento della morte, una corsa spavalda verso il nulla. E continua con la condanna all'immobilità, a quei luoghi scolpiti come Musei e Cimiteri, accomunati dalla tortura della staticità. 

Umberto Boccioni - La città che sale
Velocità. 
Penso anche a confusione. Penso alla mattina quando si esce presto con ancora un biscotto in bocca. Fuori è ancora buio e fa freddo. 
Penso alle costrizioni, all'incuria. Alla trascuratezza. All'imprecisione. 
Lascio l'onere di concludere a Italo Calvino: 

"Tra le molte virtù di Chuang-Tzu c'era l'abilità del disegno. Il re gli chiese il disegno d'un granchio. Chuang-Tzu disse che aveva bisogno di cinque anni e d'una villa con dodici servitori. Dopo cinque anni il disegno non era ancora cominciato. 'Ho bisogno di altri cinque anni' disse Chuang-Tzu. Il re glieli accordò. Allo scadere dei dieci anni, Chuang-Tzu prese il pennello e in un istante, con un solo gesto, disegnò un granchio, il più perfetto granchio che si fosse mai visto."
                                                                        [da Chuang-Tzu, citato in Lezioni Americane da Italo Calvino]





venerdì 4 ottobre 2013

眼 - eye - auge - oko - occhio - μάτι - oog - olho - глаз - ojo -目


L'era del cinghiale bianco

La mancanza di identità della generazione nata negli anni novanta e dintorni.



Vorrei permettermi una critica alla nostra generazione e a quelle a noi vicine.
Sembra piuttosto strano ma è come se l'arte, la musica, la televisione, il cinema, l'architettura, la moda e tutta la cultura contemporanea non riesca ad evolversi.
Sembriamo appartenere ad una generazione immobile.
Le altre generazioni sono rimaste per così dire indietro. Memori degli stili passati e ormai trascorsi da decenni. Quindi in attesa che le generazioni nate nel 80 e 90 apportino il cambiamento.
Forse il cambiamento, invisibile agli occhi, come un fantasma, inizia a percepirsi nell'aria.
Ma non si riesce proprio a vedere.
Le tendenze che muovono il mondo esistono e riesumano movimenti vecchi e in crisi.
Indecifrabili e piene di contraddizioni.
Prendiamo l'ecologismo. La tendenza alla cultura green. Dal biologico, passando per lo slow food, andando a finire con l'ecosostenibilità.
I vegetariani.
Gli hipster: Tutti coloro che fanno dell'anticonformismo uno stile di vita.
http://it.wikipedia.org/wiki/Hipster
Magari è vero che oggi addirittura si è arrivati a vestirsi e quindi sembrare anticonformisti, quando in realtà non lo si è. Anzi lo si fà per conformismo. Per moda. Una semplice tendenza.
Una bici da corsa, un baffo, una maglietta di stoffa sottile, altri abiti di tendenza e poi?
Niente. Zero cultura.


Gli harleysti contemporanei? Tutta etichetta. Trentenni o quarantenni che usciti dall'ufficio o dallo studio medico fanno finta di essere "fuorilegge". Rombeggiando ovunque con quelle costosissime Harley. O se si tratta più giovani, figli di papà che recitano la parte dei reietti.
I tatuaggi. Sempre più liberi; ma sempre più senza un significato. Solo una moda.
Finta ricercatezza, finta ribellione, finta personalità.
Tutte idee vecchie con seguaci giovani e in conflitto di interessi.
Riesumare il passato con tanta malinconia per cose che a noi non ci appartengono non risolverà le cose.
Anzi categorizza le idee in schemi di minoranze.
Il problema grosso di oggi è che noi giovani siamo dei disadattati.
Privi di ogni riferimento.
Privi di un'identità generazionale.
Ci appartiene giusto la tecnologia, o meglio la confidenza con essa.
Non sapremmo mai ribellarci. A cosa poi?
(Il problema non è la ricerca della libertà. Ma quando la si trova bisogna sapere cosa farsene.)
Quando c'è l'iphone a portata di mano, un pasto caldo, facebook e altre distrazioni. Questo basta a rendere immobile un'intera generazione.
A cancellare la creatività;
La nascita di nuovi personali ideali, pensieri. Una condivisione reale e non virtuale.
Un generazione disinteressata alla vita.
Disposta a studiare per anni senza ragione, né scopo.
Senza chiarezza, ma pieni di speranza come tutti i giovani.
Anche se volessimo realizzare qualcosa, sembra che ci venga da tutti reso impossibile.
O magari possibile.
Ma chi è disposto oggi, col mondo che gira sempre più veloce, ad aspettare un decennio per realizzare un'idea? Magari quell'idea sarebbe andata bene oggi, ma inizi a vedere i frutti dopo 5 o 7 anni. E passato tutto questo tempo è probabile che non vada più bene perché il mondo è cambiato.
Sempre se non fallisci prima. Il che è altamente probabile.
Non siamo amanti del rischio.
Quindi ci rifugiamo nel falso mito che le cose andranno meglio. Anche senza il nostro supporto.
Niente di nuovo all'orizzonte. La fine dell'innovazione culturale forse ci dice che a breve arriverà quel cambiamento tanto atteso. Nuovi correnti. Finalmente la nostra generazione, forse, troverà un'identità.
E verrà  l'era del cinghiale bianco.

A seguire dei videoclip tra i più insulsi e privi di personalità.
Da qui ho preso atto della "gravità della situazione".
La cultura popolare è un grande specchio.










martedì 1 ottobre 2013

"Obsolescenza programmata"


Tutti i nostri cari oggetti di consumo, dai quali nessuno riesce a separarsi, nascondono un segreto.
Le lampadine, i televisori, gli elettrodomestici, i computer, i cellulari, le automobili e tutto il resto.
Inesorabilmente si rompono e ripararli non conviene quasi mai.
Quindi perché non comprarsi il modello nuovo?
La cosa ormai è considerata da tutti "normale". In realtà, invece, un oggetto dovrebbe esser stato costruito per durare il più a lungo possibile. Ma se una lampadina durasse cento anni. Allora i costruttori di lampadine cosa venderebbero?
Ricordo il caso della lampadina ultra centenaria della caserma dei vigili del fuoco di Livermore, sud California.
Accesa dal 1901.
La lampadina ultra centenaria

Oppure l'auto da un milione di miglia (circa 1.600.000 km). Una Porsche 356 con 45 anni di utilizzo. E neanche uno scricchiolio all'interno!  vedi il nostro post a riguardo
Ecco che allora vengono progettati oggetti che si guastino in modo non troppo evidente. Di modo da spingere il consumatore all'acquisto di un nuovo modello.
Diventa così per tutti "normale" che una lampadina abbia quel determinato costo e quella determinata durata. In pratica una scadenza.
La colpa, per quanto riguarda la lampadina, la si attribuisce magari al filo di tungsteno. Quando invece il vero colpevole (per così dire) è lo stesso progettista.
Si chiama obsolescenza programmata. Nata negli Stati Uniti agli inizi del novecento di pari passo con  le prime grandi produzioni.
La prima ad applicarla fu la Phoebus nel 1924 proprio per una lampadina. Limitarono il numero delle ore di vita. Una lampadina durava in media 2500 ore. Loro la limitavano a 1000!
Come garanzia per continuare a vendere.


Gli esempi più tipici di obsolescenza:

Lavatrici: Rottura maniglia. Per ripararla si deve sostituire tutto l'oblò.
Abbigliamento: Rottura delle cerniere lampo. Difficili da sostituire.
Spazzolini elettrici: La batteria smette di ricaricarsi. Non sostituibile poiché chiusa ermeticamente.
Televisori: Guasto dei condensatori elettrolitici. Sensibili all'aumento di temperatura. A volte posizionati vicino alle fonti di calore del televisore.
Notebook: Surriscaldamento a danno dell'hardware. La ventola è in una posizione che ne rende difficile la manutenzione e pulizia. Il raffreddamento è compromesso.

Il costo dell'assistenza e quindi la manodopera oltre che i componenti costosi spingono il consumatore ad acquistare un nuovo prodotto.
Adesso un esempio dedicato all'essere più splendido. La donna.
Le calze di nylon, messe in commercio agli inizi degli anni '40, erano praticamente indistruttibili.
Fatti dello stesso materiale dei paracadute!
Fu quindi modificato il materiale per renderlo più fragile.
Apple invece negava la possibilità di sostituire le batterie di alcuni modelli di ipod.
Che smettevano di funzionare e l'assistenza consigliava l'acquisto di un nuovo ipod.

cellulari "obsoleti"


L'idea dei beni di consumo in scadenza fu di Bernard London. Il pamphlet dal titolo Uscire dalla depressione attraverso l'obsolescenza programmata (1932) dava una prospettiva di vita per tutti i prodotti di consumo. Una volta scaduti dovevano essere ritirati dal mercato e distrutti. L'obiettivo era semplice: produrre nuovi prodotti per sostituire quelli obsoleti.

L'economia è salva. Ma noi?


L'obsolescenza programmata costa circa 100 miliardi di euro l'anno.
Genera anche un'enorme quantità di rifiuti. Circa 238 mila tonnellate l'anno in Italia.
Circa 4 kg a testa.
Lo smaltimento è costoso. Si preferisce spedirli nel terzo mondo, dove si generano enormi discariche hi-tech.

Ma le garanzie?
Le garanzie ci fregano alla grande. Ogni oggetto è programmato per rompersi dopo il periodo di copertura della garanzia. Infatti, anche se foste ostinati non vi converrebbe continuare a riparare.
Riparare un auto costa 20 volte di più che comprarne una nuova! ;)

Il documentario Il complotto della lampadina di Cosima Dannoritzer mostra una stampante che smette di funzionare. Il proprietario, dopo numerosi giri, scopre che in internet c'è un software creato da un hacker russo capace di riparala. Il software azzera il contatore nell'apparecchio che ha il compito di bloccarlo dopo 15/18 mila copie.



discarica hi-tech


via | Focus





lunedì 30 settembre 2013

Before I Die


L'artista Candy Chang:

<< È facile svegliarsi giorno dopo giorno e dimenticare cosa davvero sia importante per te. Dopo aver perso qualcuno che amavo molto ho iniziato a pensare alla morte. Questo mi ha aiutato a chiarirmi le idee sulla vita: le persone con cui voglio stare, le cose che voglio fare, ma ho lottato per mantenere le prospettive. Così con l'aiuto di vecchi e nuovi amici ho dipinto il muro di una casa abbandonata con una pittura apposita per lavagne e degli stencil, formando una griglia di frasi “Prima di morire voglio_____________”. Chiunque passasse poteva prendere un pezzo di gesso, riflettere sulla propria vita e condividere le proprie aspirazioni personali su uno spazio pubblico.>>

Before I Die (Prima di Morire) è un progetto artistico globale che invita le persone a riflettere sulle proprie vite e condividere le loro aspirazioni in spazi pubblici.


<<[…]I nostri spazi pubblici sono tanto profondi quanto permettiamo loro di esserlo. Al loro massimo, i nostri spazi pubblici possono nutrire il nostro benessere e ci aiutano a capire che non siamo soli a cercare di dare un senso alla nostra vita. Contemplare costantemente la morte, come gli stoici e gli altri filosofi incoraggiano, è un potente strumento per ripristinare la prospettiva e ci ricordano cosa rende la nostra vita significativa. Ogni passante è un'altra persona piena di nostalgia, ansia, paura, e meraviglia. Con più modi di condividere in uno spazio pubblico, le persone intorno a noi non solo ci aiuteranno a costruire posti migliori, ma ma anche a migliorare noi stessi>>


domenica 29 settembre 2013

IL NOIR

Humphrey Bogart in  Una pallottola per Roy

Una pallottola per Roy (1941) segna il passaggio, per la Warner Bros, dai gangsters movies al genere noir.
Questi film che vanno dal '41 al '58 sono quei film che per qualità e stile si sono distinti tra i B movies truculenti dell'epoca. Influenzarono i cinesti come Polanski, Coppola, Truffaut, Scorsese, Chabrol, Tarantino, Kitano, Fincher e molti altri. Questi nuovi cineasti hanno sfornato per trent'anni un nuovo tipo di noir, il neo-noir.
Film come Chinatown di Polanski, Taxi Driver di Scorsese, Le Iene di Tarantino, La Conversazione di Coppola e Seven di Fincher.
Le catene della colpa
La parola Noir (nero) è stata coniata dai francesi. Nacque subito dopo la fine della seconda guerra mondiale. Per i cinque anni della guerra i francesi non poterono visionare nessun film americano.
Non appena tornarono a circolare, i francesi riconobbero in essi una cupezza delle atmosfere e del soggetto. In America erano dei film disprezzati dalla critica e nati soltanto per incassare ai botteghini.
Solo negli anni '60 iniziarono anche ad essere apprezzati anche dalla patria natale. Quando nelle scuole di cinema la nuova generazione di studenti di cinema traeva ispirazione anche dai classici del noir.
Il terzo uomo

Alcuni titoli:  La fiamma del peccato, T-Men, Detour, Doppio Gioco, L'infernale Quinlan, Il diritto di uccidere.
Le radici del noir sono molteplici e profonde.
In ambito letterario presero ispirazione da opere gialle di autori hard-boiled come Hammett,Chandler, Cain, Goodis e Woolrich. Da non sottovalutare l'influenza di Hemingway e simili. Per quanto riguarda i dialoghi in prosa schietta ma poetica.
Queste opere furono infatti le prime ad essere adattate al cinema.
Il mistero del falco di Hammett, Il postino suona sempre due volte di Cain, Il grande sonno di Chandler, eccetera.
 L'espressionismo tedesco influenzò non poco il cinema noir. Il gabinetto del dottor Calligari del '19, i capolavori di Fritz Lang o di F.W. Murnau (Nosferatu il vampiro) vennero molto apprezzati in America dall'industria cinematografica che iniziò a produrre moltissimi film horror.
La nausea di Sartre e le idee di Freud, che spopolavano ovunque, portarono sempre più gente dall'analista. Teorie sull'assurdità dell'esistenza presero piede in un mondo inginocchiato dalla depressione economica e dalla guerra.
un'altra scena de  Le catene della colpa
Il grande sonno

I temi del noir:

Il fantasma del passato
Spesso presente nei film di questo genere. I protagonisti spesso fuggono dal ricordo traumatico. Cercano rifugio in posti bui o scarsamente illuminati. 
Il fatalismo
Il Caso regna sovrano e gli eventi gli gravitano attorno. Non bastano buone intenzioni o speranze, gli eventi accadono e basta.
Archetipi
Molto di rado è un investigatore privato il cercatore di verità. Chi cerca di scoprire la verità.
Un poliziotto o un criminale. Non si tratta mai di una donna.
Il braccato. 
Il protagonista viene spesso braccato dall'inizio alla fine del film.
Un uomo emarginato che non accetta un mondo incomprensibile governato dal caso.
La femme fatale. 
Sono donne forti che vivono in un mondo maschilista e con ogni mezzo, anche la sensualità, cercano di affermare la propria volontà.

Iconografia
La forma visiva del noir la si ritrova nei quadri di Hopper e Marsh.
Il chiaroscuro. 
Una luce soffusa nello stile di Rembrant o Caravaggio. Luci e ombre che determinano un immagine ad alto contrasto. Sia negli esterni che negli interni schermati da tende e veneziane. La luce dura, senza filtro. Di taglio. Illumina soltanto una parte del volto creando tensione drammatica.
Bianco e nero. Esterni desolati. Riprese notturne.
Inquadrature insolite.
Dal basso o dall'alto. Prospettive insolite di stampo espressionista.
Camera in movimento.
Con lunghe riprese. Piani sequenza. Si riesce in tal modo ad aumentare la suspence.
Il paesaggio urbano.
I film noir vengono ambientati in grandi città. Luogo di corruzione. Il perfetto teatro per un omicidio.
Il flashback.
La polizia bussa alla porta
The black book  aka  Reign of terror 

Dialoghi
Scuola hard-boiled.
Ritmo inclazante.
I dialoghi hanno un ritmo incalzante e si avvalgono molto spesso di doppi sensi o giochi di parole.
La voce narrante fuori campo.
Espediente diffuso tra gli scrittori hard-boiled.
In questo modo lo spettatore penetrava nella mente del protagonista condividendone l'angoscia. 

Sul set de  La banda Pellettier (1942)

Surfare coi delfini


Il sogno di ogni surfista è surfare accanto ai delfini condividendo una grande onda.
Magari l'onda perfetta.
Per riuscire a scattare una fotografia del genere ci vuole molta fortuna. Capita una volta soltanto. Se capita appunto.
Si tratta di qualcosa di estremamente raro che un delfino cavalchi l'onda assieme ad un umano.
Così come invece avviene nel libro "Il Delfino, i sentieri del sogno portano alla verità" di Sergio Bambarén.
Il delfino Daniel Alexander Dolphin è un grande sognatore. Un giorno decise di andare oltre i propri confini e oltrepassò la barriera corallina ascoltando la voce del mare.
Alla ricerca dell'onda perfetta.
Si ritrova quindi da solo in acque pericolose fino ad arrivare, dopo varie vicissitudini e incontri che gli segneranno la vita, a incontrare un vecchio delfino solitario che gli impartirà profondi insegnamenti.
Bambarén, Il poeta dell'anima. Ha venduto oltre 2 milioni di copie col suo libro per tutte le età.
Semplice ma ricco di significato.
 Non si tratta solo di surf o di mare. Il messaggio di inseguire i propri sogni è decisamente universale e ci stimola a non abbandonarli mai.
Un film che invece racconta la nascita della prima generazione di surfisti è Un mercoledì da Leoni.
Godetevi questi straordinari scatti.



sabato 28 settembre 2013

Una Porsche 356 da un milione di miglia


La macchina che vedete in foto è la Porsche 356 di Guy Newmark.
La macchina è in condizioni da vetrina ma in realtà ha circa un milione di miglia, che corrispondono a circa 1.600.000 chilometri.
Petrolicious ha pubblicato un video magnifico che descrive la macchina con la voce del proprietario che racconta (in inglese) la storia dell'auto e la sua incredibile qualità costruttiva che l'ha fatta resistere a 45 anni di utilizzo.
La macchina, racconta il sig. Newmark, era del padre. Lui ha continuato ad utilizzarla finora.
In tutti questi anni non ha notato nemmeno uno scricchiolio!
Il motore ovviamente ha subito 3 restauri. Ma, tutto sommato, questo capolavoro d'ingegneria tedesca dimostra di essere un'auto di grandissima qualità e stile. Costruita per durare nel tempo.
Il proprietario prima di tornare a casa continua a girare in auto per il semplice gusto di farlo.
Traduco ciò che scrivono i ragazzi di petrolicious:

Guidate con gusto.




via | Petrolicious